CER e Conto Termico 3.0: Guida strategica per l’autonomia energetica e la massimizzazione degli incentivi pubblici
L’evoluzione del quadro normativo italiano in materia di energia rinnovabile ha posizionato le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e l’efficienza energetica come pilastri fondamentali della transizione ecologica.
La possibilità di combinare gli incentivi per la produzione e condivisione elettrica (Decreto CACER e PNRR) con i contributi destinati all’efficientamento e alla riqualificazione energetica.
Conto Termico 3.0 offre una straordinaria opportunità per massimizzare la copertura finanziaria degli investimenti, garantendo benefici economici e sociali diffusi sul territorio.
1) Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) – Fondamenti strategici e benefici oltre la bolletta
1.1. Definizione legale e missione delle CER
Le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano un modello innovativo di produzione, consumo e condivisione dell’energia a livello locale. La loro istituzione in Italia trova il suo fondamento nella Direttiva UE 2018/2001 (RED II), recepita a livello nazionale dal Decreto Legislativo 199/2021. Il meccanismo operativo e di incentivazione è dettagliato nel Decreto Ministeriale 414/2023, noto come Decreto CACER.
Una CER deve configurarsi come un soggetto giuridico, che può assumere la forma di associazione, cooperativa o ente del terzo settore.
Un elemento cruciale e definitorio è l’obbligo di partecipazione aperta e volontaria, con l’autonomia e il controllo garantiti dagli azionisti o membri.
Il principio guida della CER è l’assenza di un fine primario di lucro finanziario. L’obiettivo principale deve, al contrario, essere quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali ai suoi membri, azionisti o alle aree locali in cui la comunità opera, distinguendosi così dalle tradizionali iniziative industriali orientate al profitto.
I partecipanti alla CER sono figure diverse, tutte situate nelle vicinanze degli impianti di produzione e possono includere persone fisiche, Piccole e Medie Imprese (PMI), enti locali come i Comuni. I ruoli principali sono: il Produttore, che installa l’impianto a fonte rinnovabile; l’Autoconsumatore, che possiede un impianto e consuma la propria energia, condividendo l’eccesso; e il Consumatore, che beneficia dell’energia condivisa.
La figura ibrida del Prosumer (Producer + Consumer) è un attore centrale, poiché produce energia rinnovabile e la consuma, contribuendo attivamente all’equilibrio energetico della comunità.
1.2. Il Concetto di autoconsumo diffuso e perimetro geografico
Il funzionamento delle CER si basa sull’autoconsumo diffuso, reso possibile dalla condivisione virtuale dell’energia. L’energia elettrica rinnovabile prodotta non viene fisicamente indirizzata tramite nuove infrastrutture dedicate, ma viene immessa nella rete nazionale di distribuzione e contemporaneamente prelevata dagli altri membri della comunità all’interno di uno specifico perimetro geografico.
La rete funge, in sostanza, da vettore immateriale per la compensazione e la condivisione.
Il fattore determinante per l’accesso agli incentivi previsti dal Decreto CACER è la localizzazione dei membri e degli impianti. Tutti i punti di prelievo e gli impianti di produzione facenti parte della CER devono essere connessi sotto la medesima cabina primaria.
Questo requisito normativo è di grande rilevanza strategica. Le normative iniziali imponevano un limite più restrittivo, richiedendo la connessione alla medesima cabina secondaria e limitando la potenza complessiva a soli 200 kW. L’espansione del perimetro di riferimento alla cabina primaria, contestualmente all’innalzamento del limite di potenza massima ammissibile fino a 1 MW per impianto, ha notevolmente ampliato il bacino di utenza potenziale.
Questo allargamento del raggio d’azione consente ai progetti CER di coprire aree più vaste e popolose, incluse intere zone urbane o comprensori di Comuni, rendendo i progetti economicamente più robusti e scalabili, e superando di fatto uno storico ostacolo alla diffusione di queste iniziative. È importante notare che per gli impianti che superano 1 MW di potenza, viene riconosciuto solamente il contributo di valorizzazione, escludendo la tariffa incentivante principale.
1.2. Vantaggi dell’autonomia energetica nelle Comunità Energetiche Rinnovabili
1.3. Vantaggi strategici e ambientali della partecipazione
La partecipazione a una CER offre una pluralità di benefici che vanno oltre il mero risparmio in bolletta. Come aderire a una comunità energetica?
Benefici Economici Diretti: I membri godono di una riduzione dei costi energetici grazie all’autoconsumo dell’energia prodotta localmente. Inoltre, sulla quota di energia condivisa (l’energia prodotta e consumata nello stesso momento dalla comunità) vengono riconosciuti gli incentivi GSE (Tariffa Premio) e il Corrispettivo di Valorizzazione. Questo duplice meccanismo finanziario garantisce entrate stabili nel lungo periodo.
Vantaggi ambientali e sociali: La CER promuove la generazione distribuita da Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), contribuendo significativamente alla riduzione delle emissioni di carbonio e aumentando la resilienza della rete locale. Il vero punto di forza della CER, tuttavia, risiede nel suo focus sociale. Poiché l’obiettivo principale non è il profitto finanziario, eventuali eccedenze derivanti dagli incentivi devono essere reinvestite a beneficio della comunità, ad esempio riducendo le tariffe o finanziando nuovi interventi di efficienza energetica.
Questa necessità di reinvestimento dei proventi, sancita dalla natura non lucrativa della CER, assicura che l’incentivo non sia utilizzato per mera speculazione, ma diventi un motore per la transizione energetica locale e la crescita del benessere collettivo. Sviluppo locale e occupazione: La diffusione delle CER è un catalizzatore per lo sviluppo economico del territorio.
Questi progetti generano nuove opportunità di lavoro a livello locale, in particolare nei settori green legati alla progettazione, installazione, manutenzione e gestione degli impianti rinnovabili, inclusa la promozione dell’occupazione giovanile in questi ambiti emergenti.
2) La Massimizzazione degli Incentivi Elettrici (Decreto CACER e PNRR)
Il Decreto CACER stabilisce un meccanismo di sostegno ventennale per l’energia elettrica prodotta da impianti a fonti rinnovabili e condivisa all’interno delle configurazioni di autoconsumo diffuso.2 La remunerazione si compone di due elementi principali: la Tariffa Incentivante e il Corrispettivo di Valorizzazione.
La Tariffa Incentivante (Tariffa Premio) si applica specificamente all’energia elettrica incentivata, ovvero la quota di energia rinnovabile che viene autoconsumata virtualmente dai membri della CER.
Il valore della tariffa è inversamente proporzionale alla potenza dell’impianto, favorendo la diffusione di impianti di piccola e media dimensione, coerentemente con la strategia di generazione distribuita.
Tariffe Incentivanti Base (GSE) per l’Energia Condivisa (Per 20 Anni)
| Fascia di Potenza Impianto (P) | Tariffa Incentivante Base (€/MWh) |
| Potenza< 200 kW | 80 €/MWh + (0÷40€/MWh) |
| 200 kW < Potenza< 600 kW | 70 €/MWh + (0÷40€/MWh) |
| Potenza > 600 kW | 60 €/MWh + (0÷40€/MWh) |
Fonte: Elaborazione su dati GSE
La strutturazione della tariffa evidenzia una chiara preferenza per i progetti di minore entità. Il picco di incentivazione a 80 €/MWh per impianti con potenza fino a 200 kW suggerisce che, al fine di massimizzare il Ritorno sull’Investimento (ROI) sui ricavi operativi di lungo periodo (20 anni), la strategia più efficace non è necessariamente costruire un unico impianto massivo da 1 MW, ma piuttosto pianificare la realizzazione di più unità modulari, ciascuna inferiore ai 200 kW, distribuite all’interno della stessa cabina primaria. Questo approccio modulare permette di sfruttare al massimo il premio GSE sull’energia condivisa.
2.2. Il Contributo in Conto Capitale PNRR (40% a Fondo Perduto)
La partecipazione a una CER offre una pluralità di benefici che vanno oltre il mero risparmio in bolletta. Come aderire a una comunità energetica?
Benefici Economici Diretti: I membri godono di una riduzione dei costi energetici grazie all’autoconsumo dell’energia prodotta localmente. Inoltre, sulla quota di energia condivisa (l’energia prodotta e consumata nello stesso momento dalla comunità) vengono riconosciuti gli incentivi GSE (Tariffa Premio) e il corrispettivo di valorizzazione. Questo duplice meccanismo finanziario garantisce entrate stabili nel lungo periodo.
Questa necessità di reinvestimento dei proventi, sancita dalla natura non lucrativa della CER, assicura che l’incentivo non sia utilizzato per mera speculazione, ma diventi un motore per la transizione energetica locale e la crescita del benessere collettivo. Sviluppo locale e occupazione: La diffusione delle CER è un catalizzatore per lo sviluppo economico del territorio.
Questi progetti generano nuove opportunità di lavoro a livello locale, in particolare nei settori green legati alla progettazione, installazione, manutenzione e gestione degli impianti rinnovabili, inclusa la promozione dell’occupazione giovanile in questi ambiti emergenti.
Le CER possono formalmente sommare il Conto Termico (su interventi termici) con gli incentivi MASE/GSE (su energia elettrica condivisa).
2.3. Il Principio DNSH e la cumulabilità degli incentivi elettrici
Un requisito imprescindibile per accedere ai fondi PNRR è il rispetto del principio DNSH (Do No Significant Harm), che impone che gli interventi finanziati non arrechino danni significativi agli obiettivi ambientali dell’Unione Europea.
Questo richiede una verifica rigorosa, basata su specifiche check list fornite per le fasi ex-ante ed ex-post della realizzazione del progetto.
La questione della cumulabilità degli incentivi è fondamentale. Il contributo PNRR è cumulabile con la Tariffa Incentivante CACER, ma con una condizione essenziale: la tariffa premio erogata dal GSE viene decurtata in ragione dell’intensità del contributo in conto capitale ricevuto.
La scelta di cumulare il PNRR (40% di fondo perduto immediato sull’investimento) con la Tariffa Incentivante (ricavo operativo spalmato su 20 anni) richiede un’attenta analisi finanziaria.
Per i soggetti che operano in Comuni sotto i 50.000 abitanti e hanno una limitata capacità finanziaria iniziale, il PNRR è strategicamente vitale per coprire il CapEx e garantire l’avvio del progetto. Tuttavia, un investitore con piena capacità finanziaria potrebbe, in teoria, valutare se il valore attuale netto (NPV) della Tariffa Incentivante piena (non decurtata) su 20 anni sia superiore al 40% di contributo immediato del PNRR. Generalmente, per la maggior parte dei progetti, l’ottenimento di un fondo perduto così significativo garantisce la realizzabilità, rendendo l’opzione PNRR preferibile, nonostante la successiva riduzione della Tariffa CACER.
È cruciale sottolineare cosa non è cumulabile. Il contributo PNRR e la Tariffa Incentivante CACER non possono essere combinati con il Superbonus o con le detrazioni fiscali ordinarie (al 50%) per le medesime spese di investimento.

